Perché non è solo questione di attrezzatura?

Per fare una foto basta una macchina foto giusto? E allora perché investire in un fotografo professionista?

Ancor di più al giorno d’oggi dove c’è Zio Mario che fa foto per passione e si compra sempre l’ultimo ritrovato tecnologico.

Vediamo assieme perché questo ragionamento nasconde molte insidie:

da una parte è vero che un professionista si assicura di avere un’attrezzatura di livello, sempre efficiente tramite controlli periodici presso i centri di assistenza ufficiali, ma spesso non insegue l’ultimo ritrovato uscito il giorno prima.

Avete presente le coppie molto affiatate che si capiscono solo con uno sguardo senza nemmeno parlarsi? Questo è successo perché hanno passato molto tempo assieme per arrivare a capirsi così bene.

Un professionista investe in attrezzatura professionale e sopratutto impara ad usarla ad occhi chiusi: quante volte bisogna girare la ghiera per cambiare di uno stop il diaframma? Quale obiettivo bisogna usare per avere quel taglio esatto? Che impostazioni per ottenere quel determinato effetto in quella stanza ? Quanti scatti sotto la neve prima di cambiare la batteria? Quando si riempiranno le schede se continui con questo ritmo a fotografare?

Un professionista allo studio unisce il bagaglio di esperienze che ha accumulato negli anni di modo ché possa prevedere la maggior parte delle situazioni (e catturarle nel modo migliore) e reagire agli imprevisti nel modo migliore possibile. Se a questo aggiungiamo la profonda cultura fotografica otteniamo una figura capace di portare a casa il risultato quali che siano le condizioni che gli si presentano davanti: una casa piccola e buia, pioggia e grandine, uno sposo magari nervoso per il gran giorno.

A questo vogliamo aggiungere l’empatia? Ci sono persone che fanno belle foto (magari quando sono in viaggio) ma che sono incapaci di trasmettere empatia e entrare in contatto con gli esseri umani che hanno di fronte, coi bambini, con le persone agitate, o anche solo diverse.

Un professionista va oltre a tutto questo perché per lui fotografare è qualcosa di naturale come respirare così che mentre le mani girano ghiere e premono bottoni in autonomia la sua testa è concentrata su una cosa sola: entrare in empatia con il soggetto e ottenere il risultato migliore.

A questo proposito un aneddoto: una volta mi sono avvicinato ad un invitato con al collo una reflex di fascia alta per chiedergli di evitare di usare il flash durante la cerimonia e di posizionarsi sempre dietro di me e tra me e i soggetti per evitare problemi. Al ché mi risponde che non ha idea del perché il flash scatti… abbasso lo sguardo e vedo che stava lavorando in “modalità auto”.

Le macchine foto sono freddi strumenti: le persone fanno la differenza con le loro scelte!

Fotografo professionista torinese, amo viaggiare, il sushi e la musica rock.
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